Sequestro del “Twiga Beach”. Casili (#M5S): “Positivo il sequestro preventivo. Le strutture turistiche devono rispettare il paesaggio”

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La Procura di Lecce ha disposto il sequestro preventivo del cantiere del “Twiga Beach” a marchio Flavio Briatore.
Ora l’inchiesta dovrà accertare le presunte responsabilità di coloro che hanno rilasciato le autorizzazioni, e mi riferisco agli amministratori di Otranto.
Sia chiaro che non siamo contrari a priori alle strutture turistiche, ma queste devono essere realizzate nel pieno rispetto della fisionomia della nostra costa e dei vincoli esistenti. Inoltre, in queste occasioni, sarebbe doverosa una seria programmazione urbanistica da parte del Comune.

Avevo già segnalato nel corso di un sopralluogo effettuato lo scorso settembre in Località Cerra, assieme agli agenti del Corpo Forestale dello Stato, come l’opera ricadesse su uno dei tratti più suggestivi della scogliera idruntina, a poca distanza dalla Grotta Monaca e ricadente in area sottoposta a vincoli paesaggistici e idrogeologici. In quell’occasione denunciai pubblicamente come lo stato dei luoghi non rispettasse le prescrizioni imposte dal permesso edilizio, che comportavano l’obbligo di non alterare l’andamento morfologico del tratto costiero.

Il primo permesso su cui ha indagato la magistratura riguarda la convenzione tra la società Cerra e l’amministrazione di Otranto per un accesso al mare, dotato di strutture amovibili di chiosco, ristorante e servizi per la balneazione al fine di consentire la fruizione del litorale e garantire la fornitura di servizi e attrezzature utili alla balneazione. La realizzazione di tali opere è stata autorizzata in un’area tipizzata come agricola nel Piano regolatore, sulla quale, secondo le ipotesi investigative, non sono consentite strutture così complesse come quelle rilevate.

Il secondo sopralluogo risale invece allo scorso aprile ed in quella occasione, oltre alla presenza di vari prefabbricati, evidenziai pubblicamente che l’ingente movimento di terra e lo scavo per una grande piscina stavano alterando la naturale morfologia del terreno esponendo quel tratto di costa, già molto fragile, a pericolosi fenomeni di erosione. Inoltre, il suolo agricolo era stato spianato, compattato e trasformato in un mega parcheggio.

Rispettare la morfologia e la natura dei nostri luoghi, tutelare il paesaggio vuol dire “capitalizzare” la nostra bellezza, vero valore aggiunto che porta ad una ricchezza durevole, non effimera, a beneficio delle economie delle comunità locali. (Cristian Casili)