Case di cura accreditate. M5S: Bene riduzione del 2% del budget regionale, ma maggiore omogeneità nella distribuzione dei reparti

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Ci siamo astenuti durante la votazione perché la delibera prevede una riduzione del 2% del budget di spesa per le Case di Cura private accreditate a fronte di una rimodulazione a numero di posti letto invariati. Tuttavia permangono le criticità relative alla distribuzione dei reparti tra pubblico e privato che dovrebbe essere più omogenea, considerato che nel primo si tagliano e nel secondo si concentrano le specialità a più alto DRG”. Lo dichiarano i consiglieri del M5S Mario Conca e Marco Galante a margine della III Commissione chiamata a esprimere un parere  in merito alla delibera di giunta regionale “Modifica e integrazione del regolamento reg.le n.7/2015 e delle leggi di stabilità 2016-2017. Approvazione pre-intese con le Case di Cura private accreditate” (a.c. 82-B)”

 

La sensazione è che la rimodulazione preveda un maggior numero di posti letto nei reparti più remunerativi finendo per favorire il privato. È il caso ad esempio  – spiegano i pentastellati –  delle emodinamiche nel Nord e Sud barese. Una è prevista nel futuro ospedale di Monopoli-Fasano che se tutto va bene sarà pronto tra dieci anni mentre assolutamente nulla è previsto nell’ospedale della Murgia, l’ospedale più nuovo di Puglia, con una  sala già predisposta di monitor, un agiografo a tetto già installato e un’utenza di 200 mila persone. Nella Asl di Bari invece sono previsti tre centri pubblici su otto, dal momento che sembra si sia riusciti a salvare l’emodinamica del Di Venere a rischio chiusura. E nel frattempo in Puglia si continuerà a morire a causa della iniqua distribuzione delle coronografie interventistiche. Ci sembra inoltre il caso di rivedere l’esperienza del Pronto Soccorso della Mater Dei per cui sono stati sperperati 7 milioni di euro, a un anno dalla sua attivazione, visto che con lo stesso impegno di spesa si potrebbe dotare la Puglia di tre basi elicotteristiche HEMS. Nel merito riconosciamo che sia stata fatta una rimodulazione che produrrà risparmi a fronte dello stesso numero di posti letto privati – concludono Conca e Galante – ma  non sappiamo se riuscirà a far fronte a quel fabbisogno di salute causa di una mobilità passiva che oggi costa alle casse della regione 240 milioni di euro annui“.