Erosione delle coste. Casili: La Regione acceleri gli interventi per la riduzione del fenomeno

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Siamo sicuramente una regione fortunata con oltre 900 km di costa sabbiosa e rocciosa, ma proprio per questo motivo dobbiamo preoccuparci per lo stato di salute delle nostre coste”. Lo dichiara il consigliere del M5S Cristian Casili, chiedendo al Governo regionale, a fronte dell’inattività di alcuni Comuni, di accelerare gli interventi di riduzione del rischio idrogeologico e di erosione costiera attraverso le misure individuate dall’azione 5.1 del POR Puglia 2014-2020 con una dotazione finanziaria di € 272.505.658,00.

Il Vicepresidente della V Commissione Ambiente denuncia i problemi che da anni affliggono le coste pugliesi: divieti di balneazione, scarichi illegali, abusivismo e cementificazione selvaggia, inquinamento industriale e fasce interdette a bagnanti e diportisti per motivi di sicurezza causati dal crollo delle rocce calcaree più friabili. Una problematica che non interessa solo la Puglia ma l’intero Paese: dal 1980 ad oggi sono spariti 3.500 km di coste italiane con danni enormi per l’habitat naturale e per l’economia turistica.

 

Per tutti questi motivi continua il pentastellato su 320 chilometri di costa salentina, tra il versante adriatico e quello ionico, sono stati interdetti alla balneazione oltre 50 chilometri di costa generando un danno economico ed ambientale spaventoso per le comunità rivierasche. Su questo – aggiunge – devono interrogarsi i sindaci e gli operatori di settore se intendono seriamente pensare a un turismo durevole e di qualità”.

 

Ai chilometri di sabbia che ogni anno vengono divorati dalle coste salentine si sommano le erosioni dei cordoni rocciosi dal Ciolo fino a San Foca. Sono noti i casi più eclatanti come i crolli di Diso e Marittima i cui lavori per la messa in sicurezza sono finiti sotto la lente della procura per presunti abusi oppure il caso di Porto Miggiano, rimasto sotto sequestro per lunghissimo periodo di tempo.

 

Si tratta di lavori finanziati con fondi Cipe per diversi milioni di euro incalza il vicepresidente della V Commissioneche, finiti nel tritacarne delle cattive amministrazioni e della burocrazia, probabilmente non vedranno mai la luce. La smettano quindi i sindaci di lamentarsi così come gli operatori del settore perché la causa di questo immane consumo di costa è sicuramente da ricercare in una serie di concause naturali, ma è soprattutto dovuta all’opera dell’uomo. Infatti se è vero che i marosi stanno cambiando naturalmente il paesaggio delle falesie, d’altro canto occorre smetterla di costruire sul ciglio di riva come è avvenuto in questi anni a Otranto, a Torre dell’Orso e a Roca. Inoltre, molti Comuni non hanno predisposto il piano comunale delle coste che consentirebbe di individuare i tratti più vulnerabili o quelli che costituiscono un pericolo per la pubblica incolumità e si tarda nell’affrontare  la problematica di gestione delle aree costiere con un approccio integrato e non settoriale, che contempli sia la difesa fisica delle coste che la conservazione degli habitat costieri, delle biodiversità e delle risorse ambientali ivi presenti”. A tal proposito Il consigliere salentino ricorda che il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR)  ha già definito quale debba essere il campo di azione di tipo integrato per la tutela e la valorizzazione del sistema costiero in grado di arrestare i processi di degrado ed erosione, e di valorizzare l’immenso patrimonio identitario (urbano, naturalistico, rurale, culturale).

 

“Occorre pertanto tenere bene in mente – conclude – questi aspetti il cui rispetto potrà consentire di preservare importanti tratti di litorale a beneficio del turismo e della nostra economia”.