Home Ambiente Perché non si è mai proceduto alla caratterizzazione del sito?
Perché non si è mai proceduto alla caratterizzazione del sito?

Perché non si è mai proceduto alla caratterizzazione del sito?

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Discarica Vergine. Galante (M5S) invia nota ad Arpa Puglia e alla Sezione Ciclo rifiuti e bonifiche:

 

Dopo ben 5 anni ritengo indispensabile che sia chiarito definitivamente perchè non si sia mai dato seguito alle prescrizioni dell’ordinanza provinciale e del parere tecnico dell’ARPA degli anni 2016-2017 per la messa in sicurezza e la bonifica della discarica Vergine”. Così il consigliere del Movimento 5 Stelle Marco Galante che ha inviato una nota ufficiale all’Arpa Puglia e alla Sezione Ciclo rifiuti e bonifiche della Regione per chiedere perchè a distanza di 5 anni dall’emanazione dell’ordinanza della Provincia di Taranto non si sia provveduto ad avviare le procedure di messa in sicurezza e soprattutto a predisporre il piano di caratterizzazione del sito della discarica Vergine per definire lo stato ambientale del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee, come prescritto nella stessa ordinanza, a seguito dei dati rilevati e confermati da ARPA nel 2017 che avevano certificato il superamento in tutti i pozzi investigati delle CSC (Concentrazioni soglia di contaminazione) in relazione ai parametri Ferro, Benzene, Diossine e PCB.

“I giudici amministrativi pur avendo definito l’ordinanza provinciale non applicabile nei confronti dei proprietari – spiega Galante –   hanno chiarito come la stessa restasse a tutti gli effetti valida e che la messa in sicurezza spettasse, con un intervento in via sostitutiva, alla pubblica amministrazione competente, ovvero il Comune di Taranto, che, senza alcun indugio, avrebbe dovuto provvedere a tutte le attività specificate nell’ordinanza con la supervisione di ARPA, compresa la caratterizzazione del sito per avviare l’iter di bonifica. Nonostante gli uffici regionali e ARPA rilevino la necessità di ulteriori indagini preliminari con la creazione di nuovi piezometri in corrispondenza e a pochi metri dai vecchi pozzi, visto il carattere dinamico della falda, come riferito nel corso di una recente audizione in Consiglio regionale, è fondamentale non considerare superati i valori dei rilievi effettuati da ARPA negli anni 2016-2017 che hanno confermato il superamento delle CSC per alcuni inquinanti nella falda. È fuor di dubbio che i dati rilevati già nel 2016 da ARPA hanno evidenziato una situazione di grave criticità ambientale, tanto da richiedere, già all’epoca, la predisposizione del piano di caratterizzazione. Invece, a distanza di 5 anni, le prescrizioni provinciali e le indicazioni contenute nel parere tecnico dell’ARPA relative al sistema di monitoraggio della rete dei pozzi spia, alle azioni di messa in sicurezza e alla predisposizione del Piano di Caratterizzazione, non sono ancora state pienamente osservate. Inoltre, ho chiesto e ribadito l’importanza di includere nella rete di monitoraggio alcuni piezometri da realizzare ex novo nelle immediate vicinanze degli vecchi pozzi spia non più utilizzabili, e in generale che venga definito un adeguato sistema di monitoraggio mediante la rete di pozzi spia. Infine, poichè dall’aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti, si evince che la discarica ha ancora volumetrie disponibili pari a circa 1.551.000 m3, ho chiesto di chiarire in modo definitivo se i soggetti competenti abbiano intenzione di utilizzare le volumetrie residue in via subordinata al perfezionamento e al completamento delle attività di messa in sicurezza attualmente in atto, soprattutto alla luce del fatto che la società Lutum è divenuta proprietaria della discarica. La  presenza di inquinanti, confermata da ARPA già nel 2016, rende urgenti le misure a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, assicurando al contempo che il sito non sia ulteriormente compromesso da nuovi conferimenti. Sono anni – conclude il consigliere pentastellato – che attendiamo provvedimenti consequenziali rispetto ai dati critici rilevati da ARPA nel 2016 e queste ulteriori indagini preliminari non possono e non devono essere usate come mezzo per superare quanto già riscontrato (che resta agli atti), ben vengano invece i nuovi campionamenti, rispetto ai quali ho anche chiesto riscontro, se utilizzati per prevenire e intercettare ulteriori situazioni di pericolo. La tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini devono essere sempre poste al primo posto, auspico che si possano ora ottenere delle risposte certe e definitive, ma soprattutto delle azioni concrete in tal senso”.