Ambiente in Puglia: le sfide aperte tra tutela del territorio e sviluppo sostenibile

Cammino tra gli ulivi bruciati dal vento e vedo il mare che abbaglia. In Puglia la bellezza non attenua le domande, le intensifica: quanto territorio consumiamo, che fine fa l’acqua che perdiamo, chi difende davvero le coste? L

La Puglia vive uno scarto tra promesse e pratiche. Il territorio regge pressioni diverse: turismo, agricoltura, energia, logistica. Eppure la domanda resta semplice: stiamo proteggendo ciò che rende unica questa regione?

tipico paesaggio pugliese
Ambiente in Puglia: le sfide aperte tra tutela del territorio e sviluppo sostenibile

La fotografia ambientale è mista. Il consumo di suolo cresce ancora, sebbene più lentamente. Secondo report nazionali recenti, in Puglia la quota di suolo impermeabilizzato è stimata tra l’8 e il 9%. Ogni anno si aggiungono nuove superfici artificiali: capannoni, strade, lottizzazioni frammentate. La conseguenza è concreta: meno terreni agricoli, più rischio di allagamenti, microclimi più caldi.

Sulle coste l’erosione avanza. I monitoraggi regionali indicano che una parte consistente dei litorali sabbiosi arretra, con tratti critici sul Gargano e nel Salento ionico. Dove si costruisce troppo vicino al mare, la spiaggia si assottiglia; dove mancano manutenzione e rinaturalizzazione delle dune, le mareggiate mangiano metri preziosi.

La transizione energetica qui è già realtà. La Puglia guida su rinnovabili e connessioni di rete. Ma grandi impianti eolici e fotovoltaici, se mal collocati, pesano sul paesaggio aperto. Il PPTR regionale ha fissato regole utili; i PUG comunali però non sempre sono aggiornati. Quando la pianificazione rincorre i progetti, non il contrario, si accumulano conflitti e ricorsi.

Acqua e rifiuti, i nodi strutturali

L’acqua è il tallone d’Achille. La rete idrica, pur in miglioramento, disperde ancora molto: in alcuni capoluoghi le perdite superano il 40%, secondo dati ufficiali. Le estati sempre più calde amplificano il problema. I bacini interregionali che alimentano l’Acquedotto compensano, ma la resilienza dipende da manutenzione, riuso delle acque depurate, invasi minori e agricoltura più efficiente.

Sui rifiuti la raccolta differenziata è cresciuta attorno al 55–60% regionale, ma resta sotto la media nazionale. L’impiantistica per l’organico è insufficiente in varie province: si esportano tonnellate fuori regione con costi elevati. Ogni ritardo qui si traduce in tariffe più alte, strade sporche nei picchi turistici, fiducia che cala.

La biodiversità soffre un mosaico di pressioni: frammentazione degli habitat, incendi, specie aliene. La Xylella ha cancellato milioni di ulivi nel Salento, cambiando anche l’economia locale. Le aree protette – Gargano, Alta Murgia, Torre Guaceto, le Saline – mostrano che tutela e turismo possono coesistere. Ma senza corridoi ecologici tra i siti, gli ecosistemi restano isole.

Il ruolo delle istituzioni e il patto con i cittadini

Qui entra in gioco la politica pubblica. La Regione aggiorna piani su rifiuti, acqua e tutela del paesaggio; l’ARPA migliora i controlli; i Comuni approvano piani coste e rivedono i PUG. Ogni atto ha ricadute tangibili: una concessione balneare mal disegnata priva i cittadini di accesso al mare; un depuratore non adeguato pesa su qualità delle acque; una strada come la SS 275, senza alternative di mobilità, consuma suolo e spinge urbanizzazione diffusa.

Il punto non è “sviluppo sì o no”, ma dove, come e con quali garanzie. Servono criteri stabili per localizzare gli impianti, monitoraggi pubblici accessibili, manutenzione come priorità di spesa, partecipazione non rituale. E serve coraggio nel dire dei no quando paesaggio e sviluppo sostenibile entrano in rotta di collisione.

Ho imparato che la Puglia cambia a piccoli atti: una duna ripiantata, una perdita riparata, un progetto spostato di cento metri. Forse la domanda giusta è: quale traccia vogliamo lasciare tra ulivi e litorali? Se alziamo lo sguardo, il disegno si vede meglio. E chiede, con calma, di essere finito insieme.

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