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Energia

Energia in Puglia: tra rinnovabili, comunità energetiche e costi per i cittadini

Il vento corre tra gli ulivi, il sole batte sui tetti e la Puglia sembra già domani. Eppure, in molte case, la bolletta arriva pesante. Da qui partiamo: capire dove nasce l’energia, come la condividiamo, quanto ci costa davvero.

La Puglia è tra le prime regioni per energia rinnovabile in Italia. Qui fotovoltaico ed eolico hanno radici profonde. I dati pubblici più recenti indicano una potenza installata in costante crescita e una quota rilevante di produzione nazionale. I grandi impianti in Capitanata e nel Salento spingono la curva. I tetti delle zone industriali fanno la loro parte.

Energia in Puglia: tra rinnovabili, comunità energetiche e costi per i cittadini

C’è un punto tecnico che incide. L’energia viaggia su una rete elettrica pensata per un’Italia diversa. In alcune aree rurali la capacità è satura nelle ore di punta del sole. Servono nuovi cavi, stazioni e accumuli. Sono investimenti programmati, ma richiedono tempo.

Qui emerge il paradosso. La regione produce tanta energia pulita, ma i cittadini non vedono sconti automatici in bolletta. I prezzi seguono il mercato all’ingrosso nazionale, non la distanza dall’impianto. Pesano anche trasporto, oneri di sistema e tasse. Dopo i picchi del 2022, nel 2023 i prezzi all’ingrosso sono scesi, ma la spesa annua resta sopra i livelli pre-crisi. Sono dinamiche verificate a livello nazionale, non solo locale.

Comunità energetiche: cosa cambia per i cittadini

Le comunità energetiche rinnovabili (CER) provano a colmare la distanza tra impianto e quartiere. Il principio è semplice: si produce vicino, si condivide tra vicini, si premia l’autoconsumo. Oggi la normativa riconosce un incentivo sull’“energia condivisa” per impianti fino a 1 MW e un orizzonte di 20 anni. Nei piccoli comuni sono previsti contributi in conto capitale. Non servono tecnicismi per capire l’effetto: se consumi quando il tuo gruppo produce, tagli i prelievi dalla rete e ricevi un ritorno economico.

Quanto si risparmia? Dipende da profili di consumo, taglia dell’impianto e prezzi. Stime prudenziali parlano di un 10-30% sulla spesa elettrica annuale per un aderente medio. Non esistono percentuali certe valide per tutti. Il numero esatto di CER operative in Puglia è in movimento e non c’è ancora un dato pubblico univoco: molte sono in fase di connessione o in attesa di qualifica.

Gli esempi aiutano. A Melpignano, nel Salento, una cooperativa energetica nata più di dieci anni fa ha anticipato lo spirito delle CER con autoproduzione diffusa sui tetti. Oggi diversi comuni pugliesi progettano impianti su scuole, palestre e case popolari. Un condominio a Bari con 30 kW sul tetto, venti famiglie e consumi diurni coordinati può vedere risparmi stimati tra 150 e 250 euro l’anno a nucleo. È un ordine di grandezza realistico, non una promessa.

Ci sono ostacoli. Le connessioni possono richiedere mesi. Le pratiche urbanistiche sono delicate in centri storici e aree vincolate. In alcune zone si registrano attese superiori a 12-24 mesi per i nuovi allacci; non esiste però una tempistica certa valida ovunque. Crescono anche soluzioni “chiavi in mano” con cooperative, ESCo o consorzi di quartiere: è bene leggere i contratti, chiarire governance, riparto benefici, gestione della manutenzione.

Il nodo rimane culturale, oltre che tecnico. La Puglia ha già il vento e il sole. Le comunità energetiche possono trasformarli in benefici locali, stabili e visibili. La domanda, allora, è semplice: vogliamo restare solo il luogo dove si produce, o diventare la regione dove l’energia si condivide? Immagina una piazza al tramonto, le ombre lunghe sugli ulivi e, sopra i tetti, pannelli che non fanno rumore. Lì passa una nuova idea di casa e di comunità.

Published by
Antonio Papa