In Puglia la distanza non è solo chilometri. È tempo, scelte, traiettorie. Ogni strada promette futuro, ogni binario chiede fiducia. La domanda resta lì, testarda: stiamo costruendo un movimento reale o solo mappe ben disegnate?
A volte basta un’alba sul treno da Lecce a Bari. I finestrini tenui, gli ulivi che scorrono, il mare che appare e scompare. La regione sembra pronta. La Puglia ha fame di sviluppo, ha voglia di connessioni. Eppure, tra progetti, cantieri e attese, si sente un battito alterno.

Sulla dorsale adriatica, i collegamenti ferroviari reggono. I treni a lunga percorrenza toccano Lecce, Bari e Foggia con orari affidabili. Il “Nodo” di Bari avanza: passaggi a livello in meno, binari potenziati, servizi urbani più regolari. La linea per l’aeroporto con la metropolitana leggera ha cambiato le abitudini quotidiane. È un esempio di intermodalità che semplifica la vita.
C’è poi il cantiere che può cambiare la mappa mentale del Sud: la Alta Capacità Napoli–Bari. I lavori sono in corso. L’obiettivo è chiaro: ridurre il viaggio Napoli–Bari attorno alle due ore e rendere Bari–Roma più vicino a una soglia psicologica di tre. Qui la parola chiave è connessione: porti, zona logistica, imprese. Non è retorica, è catena del valore.
Sugli aeroporti, i numeri parlano: nel 2023 il sistema regionale ha superato quota 9 milioni di passeggeri. Bari e Brindisi tirano, Foggia è tornata sulla mappa, Grottaglie cresce nel cargo e nella sperimentazione dei grandi droni. È una rete che aiuta turismo e filiere, non solo d’estate.
I porti spingono su rotte diverse. Taranto ha riacceso il traffico container dopo anni complessi e lavora su logistica e retroporti. Bari macina crociere. Brindisi resta snodo energetico e guarda alle rinnovabili offshore. Quando i terminal dialogano con ferrovia e strada, i giorni si accorciano per merci e persone.
Quando i cantieri si perdono per strada
Poi arrivano le curve. La SS275 Maglie–Leuca è il simbolo. Iter infinito, ricorsi, ripartenze. I lavori vengono annunciati, ricalendarizzati, rallentati. A oggi non esiste un cronoprogramma univoco pubblico e aggiornato che dia certezze su tempi e lotti: un vuoto che pesa.
La SS16 intorno a Bari si ingolfa nelle ore di punta. Il potenziamento è previsto, ma gli step slittano e la domanda cresce. Sulle linee regionali interne, i treni nuovi aiutano, ma alcuni tratti restano lenti; la Bari–Matera su ferro ha fatto passi avanti, però non è ancora una vera alternativa all’auto in tutte le fasce orarie. Le ciclovie attirano, la Ciclovia dell’Acquedotto avanza a tratti, ma la continuità è diseguale.
È qui che il punto centrale si svela. Le infrastrutture funzionano quando governance, progetti e manutenzione marciamo insieme. Quando la partita si gioca solo sui cantieri che “si vedono”, senza cura per gli incroci, gli orari, i nodi di scambio, si perde tempo. Servono poche priorità chiare: completare i corridoi regionali est–ovest, chiudere i lotti critici, mettere in rete porti, ferrovie e aree industriali. E servono dati aperti e stabili, perché senza trasparenza nessun cronoprogramma regge alla prova della realtà.
Resta un’immagine. Un convoglio attraversa gli ulivi, il vento della Murgia fa fruscìo. La Puglia può scegliere se essere terra connessa o arcipelago di cantieri. Qual è la linea che vogliamo tracciare, oggi, sulla pagina bianca del prossimo viaggio?



