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La Puglia oggi – Analisi

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ANALISI SWOT REGIONE PUGLIA

La Puglia oggi e la Puglia Futura 

Per avviare un vero “fresh restart” della nostra regione Puglia, occorre prima una buona analisi dell’operato delle giunte precedenti e un inquadramento delle principali emergenze della popolazione.

Lo scorso ottobre 2019 una indagine campionaria sulla popolazione rilevava il contrasto alla mancanza di lavoro e la lotta alla corruzione come le due priorità da affrontare. A seguire, la riduzione dei tempi di attesa in sanità. A questi temi, dunque, dedicheremo i nostri principali sforzi.

Il territorio pugliese, ad oggi, presenta alcuni cronici punti di debolezza. La Puglia registra forti ritardi rispetto alla programmazione 2014-2020, e un tasso di disoccupazione costantemente superiore a quello medio nazionale di quasi 10 punti in più.

PUNTI DI FORZA

  • Grande capitale umano 
  • Presenza di numerose associazioni
PUNTI DI DEBOLEZZA

  • Disoccupazione elevata: il tasso di disoccupazione costantemente sopra la media Italia (12%) viaggia in Puglia intorno al 20% (Fonte Svimez)
  • Fuga di cervelli e capitale umano poco valorizzato
  • Alto tasso di corruzione percepita
  • Scarsa trasparenza e rendicontazione nella gestione dei fondi pubblici
  • Mancanza di valutazione in itinere, di indicatori di valutazione aggiornati
  • Scarso uso degli opendata
  • Ritardo nella digitalizzazione e copertura Banda Larga
  • Ritardi nella spesa
  • Ritardi nella programmazione
OPPORTUNITÀ

  • Aumento copertura a banda larga 
  • Investimento del Governo in progetti territoriali strategici 
  • Nuovi strumenti finanziari per la rigenerazione
  • Misure ministeriali di innovazione
MINACCE

  • Rischio povertà in aumento e aumento esclusione ed emarginazione
  • Rischio criminalità in aumento
  • Alti rischi ambientali
  • Rischio crisi idriche
  • Maggiore competitività di altre regioni nell’offerta sanitaria dovuta a maggiore disponibilità di risorse e maggiore dotazione di personale ospedaliero

OVERVIEW

Puglia – Programma Operativo Regionale (POR FESR e FSE) 2014-2020: 7.120.958.992 euro, di cui 3.560.479.496 di fondi UE.

FESR ASSE I – Ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione (234.721.575 su 336.183.406 euro certificati a dicembre 2019 – 72,5%)

La misura dell’efficacia della spesa per questo asse avviene utilizzando 5 obiettivi strategici e 6 indicatori. Quasi tutti gli indicatori  pubblicati sul sito della Regione Puglia segnano un calo negli ultimi anni, eccetto quello della specializzazione produttiva nei settori ad alta tecnologia che misura l’obiettivo della promozione di nuovi mercati per l’innovazione, ironia della sorte, è l’unico aggiornato al 2018 (tutti gli altri sono aggiornati al 2016 o 2017).

Anche il tasso di natalità imprese nei settori ad alta intensità di conoscenza (che misura l’aumento dell’incidenza di specializzazioni innovative in quei settori) è in calo.

La Puglia è inoltre, dal 2012 al 2016, costantemente al di sotto della media nazionale e del Mezzogiorno nella spesa sostenuta per attività di ricerca e sviluppo intra muros della PA, dell’Università e delle imprese pubbliche e private in rapporto al Pil (0,9% Puglia, 1,4% Italia, 1,1% Mezzogiorno). Dal 2015, l’indicatore è in calo, e ha raggiunto i livelli del 2012.

Il numero di ricercatori a tempo pieno è costantemente al di sotto della media nazionale e del Mezzogiorno dal 2010 al 2016.

 

FESR ASSE II – Migliorare l’accesso, l’impiego e la qualità delle TIC (79.402.412 su 135.888.502 euro certificati a dicembre 2019 – 58,4%)

Il secondo asse avrebbe dovuto rafforzare il sistema digitale regionale e si pone 3 obiettivi strategici da misurare attraverso 4 indicatori.

Tutti gli indicatori pubblicati sul sito regionale, eccetto uno, sono fermi al 2015. Sono tutti in lieve aumento ma ancora lontani dalla media europa e serve inoltre introdurre nuovi metodi di valutazione dell’obiettivo del potenziamento della domanda di ICT di cittadini e imprese per l’utilizzo dei servizi online, l’inclusione digitale e la partecipazione in rete poiché non può essere il grado di utilizzo di Internet nelle famiglie frutto di politiche virtuose ma risultato di un trend globale.

Per quanto riguarda la copertura con banda ultralarga a 100 Mbps (Popolazione coperta con banda ultralarga a 100 Mbps in percentuale sulla popolazione residente), l’ufficio statistico regionale registra un incremento da 0 al  3% dal 2013 al 2015 della popolazione coperta con banda ultralarga a 100 Mbps in percentuale sulla popolazione residente, i dati più aggiornati reperiti su Invitalia evidenziano una copertura al 2019 pari al 12,7% nga-vhcn.

Il numero di Comuni con servizi pienamente interattivi in percentuale sul totale dei Comuni, indicatore della digitalizzazione dei processi amministrativi è fermo al 2015 con il 19,6% in miglioramento rispetto al 2012 (12%).
Drammatico il dato Istat dell’incidenza delle imprese con almeno 10 addetti con connessione a banda larga fissa o mobile: nel 2018, il dato pugliese pari all’86,4% risulta il più basso rispetto a quello nazionale e del Mezzogiorno che superano il 90%. Nel 2018, subisce la variazione più significativa che altrove rispetto al 2017 (-4,7% in Puglia mentre nel Mezzogiorno è -1,2% e nel Nord -1,1%).

Anche il dato delle competenze digitali (persone di 16-74 anni che hanno competenze avanzate nei domini dell’informazione, comunicazione, creazione di contenuti, problem solving del digitale) è più basso della media nazionale e del Mezzogiorno e decresce dal 2015 al 2016 (dato più aggiornato).

Le imprese con almeno 10 addetti che hanno un sito web o almeno una pagina su Internet calano dal 65,3 del 2015 al 55,3 del 2018 scendendo ancora una volta sotto la media del Mezzogiorno.

 

FESR ASSE III – Competitività delle piccole e medie imprese (360.808.344 su 558.999.535 euro certificati a dicembre 2019 – 64,5%)

Il terzo asse si pone 6 obiettivi strategici misurati attraverso l’uso di 9 indicatori di risultato. Anche in questi casi, sono tutti fermi agli anni 2015, 2016 o 2017 tranne uno che si spinge al 2019.

Il tasso di innovazione del sistema produttivo (imprese con almeno 10 addetti che hanno introdotto innovazioni tecnologiche di prodotto e processo sul totale delle imprese con almeno 10 addetti) è un indicatore fermo al 2016. Dal 2012, la capacità di esportare è in costante calo mentre sul totale delle esportazioni cresce la quota delle esportazioni in settori a domanda mondiale dinamica sul totale delle esportazioni.

Il tasso netto di turnover delle imprese è in rialzo anche se il valore è fermo allo 0,2 del 2017.

 

FESR ASSE IV – Energia sostenibile e qualità della vita (58.129.550 su 197.945.604 euro certificati a dicembre 2019 – 29,4%)

Il quarto asse si pone 4 obiettivi strategici misurati attraverso l’uso di 6 indicatori di risultato. 

Le imprese sono molto più brave delle Pubbliche Amministrazione a ridurre i consumi energetici: il dato sul consumo di energia elettrica della PA per unità di lavoro che dovrebbe misurare l’obiettivo della riduzione dei consumi energetici negli edifici pubblici è fermo al 2016 ed è in aumento dal 2014 mentre i consumi dell’energia elettrica delle imprese dell’industria invece sono in calo e l’ultimo dato è disponibile fino al 2017.

Mentre risale al 2015, l’ultimo rilevamento delle emissioni di gas a effetto serra del settore energetico, dal 2016 al 2018 diminuiscono i consumi di energia elettrica coperti da fonti rinnovabili calcolati come produzione lorda di energia elettrica da fonti rinnovabili in percentuale dei consumi interni lordi di energia elettrica.

Possiamo sicuramente affermare il fallimento dell’obiettivo dell’aumento della mobilità sostenibile nelle aree urbane. Crolla vertiginosamente l’utilizzo di mezzi pubblici di trasporto da parte di occupati: dopo un repentino crollo dal 2013 al 2014 (dal 20,5% al 18,2%) della percentuale di spostamenti per studio e lavoro con mezzi pubblici sul numero di spostamenti per studio e lavoro, se ne registra un altro graduale dal 2016 al 2018 (dal 19,2% al 17,4%).

Le emissioni di CO2 da trasporto stradale sono state rilevate solo nel 2010 ma il dato Ispra rilevato nel 2018 è impietoso: solo la provincia Bat è nella fascia più bassa delle emissioni, quella di Brindisi e Taranto nella seconda, Foggia e Lecce nella terza e Bari nella quarta.

 

FESR ASSE V – Adattamento al cambiamento climatico, prevenzione e gestione dei rischi (99.457.613 su 163.407.429 euro certificati a dicembre 2019 – 60,9%)

L’asse si pone 2 obiettivi strategici da misurare attraverso 3 indicatori. L’indice di rischio sismico per la vita umana non è mai stato rilevato.

Dal 2015 al 2017, la popolazione esposta a rischio frane aumenta poiché il valore del numero di abitanti per kmq esposto a rischio frane sale dal 2,4 del 2015 al 2,8 del 2017. Diminuisce però il valore della popolazione esposta a rischio alluvioni.

Il valore della lunghezza delle coste in erosione in percentuale della lunghezza totale delle coste basse è fermo al 2006: 9,8%.

Tuttavia, da alcuni dati che è stato possibile recuperare dalla parte istruttoria di una DGR della regione Puglia è noto che dal 2005 al 2017, circa 129 km di costa sabbiosa (sui 388,31 totali sempre di costa sabbiosa, mentre circa 865 km sono i totali di costa) sono stati interessati da un arretramento del range di 10 metri. Di questi 129 km, circa 29,8 sono interessati da un range di arretramento del range di 30 metri.

 

FESR ASSE VI – Tutela dell’ambiente e promozione delle risorse naturali e culturali (291.927.072 su 570.950.000 euro certificati a dicembre 2019 – 51,1%)

E’ l’asse più controverso con dati frammentari, obiettivi non raggiunti, spesso negativi e non confrontabili nel tempo. Sono 8 gli obiettivi strategici prefissati e 10 gli indicatori di risultato attraverso i quali misurarne il raggiungimento.

Manca totalmente la misura dell’incremento occupazionale nel settore cultura e turistico (a indicare inequivocabilmente una scarsissima attenzione all’obiettivo del miglioramento dello standard dell’offerta e fruizione del patrimonio culturale e all’obiettivo del riposizionamento competitivo delle destinazioni turistiche). Ricordiamo comunque i dati diffusi nel corso del Forum delle economie del turismo secondo i quali il turismo in Puglia crea un indotto occupazionale in termini di addetti pari a 135.000 addetti (15,4% del totale) coinvolti nella filiera turistica e il totale delle imprese interessate direttamente e indirettamente al turismo sono quasi 52.000 , pari al 13,4% delle imprese attive nel 2018.

Sono fermi rispettivamente al 2015 e al 2012 il dato percentuale della popolazione equivalente urbana servita da depurazione (68,3%, serve a misurare il miglioramento del servizio idrico integrato per usi civili e ridurre le perdite di rete di acquedotto) e la percentuale di habitat con stato di conservazione favorevole sul numero complessivo di habitat valutati e non semplicemente segnalati (24,5%, serve a misurare il contributo all’arresto della perdita di biodiversità terrestre e marina).

In calo fino al 2017 la raccolta differenziata (42,8% nel 2017), unico parametro con cui la Regione pretende di misurare l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti urbani secondo la gerarchia comunitaria. Tuttavia sul sito dell’Ispra, è possibile recuperare il dato aggiornato al 2018 ed è pari al 45,4%. Come si nota dalla tabella ISPRA il dato della Puglia (2018) è tra i più bassi d’Italia. Dal sito Osservatorio Rifiuti della Regione Puglia è possibile trovare dati aggiornati al 2019. Nel 2019 il livello di raccolta differenziata si è attestato al 53,93%.

Le bonifiche sono ferme al 33,2% rispetto a quelle previste (dato del 2017).

Pochi i dati in crescita: sebbene non aggiornato, tra questi rientra il tasso di turisticità nei parchi nazionali e regionali che è appena del 7,9% (giornate di presenza, italiani e stranieri, nei comuni in aree terrestri protette nel complesso degli esercizi ricettivi per abitante) fermo al 2017 ma in realtà il dato ISTAT aggiornato al 2018 attesta una discesa al 7,8%; l’indice di domanda culturale del patrimonio statale è fermo al 2018, è pari al 41,8% e misura il numero di visitatori degli istituti statali di antichità e d’arte per istituto statale; il tasso di turisticità, che misura le giornate di presenza di italiani e stranieri nel complesso degli esercizi ricettivi per abitante, nel 2018 sale al 3,8.

 

FESR ASSE VII – Sistemi di trasporto e infrastrutture di rete (127.096.920 su 231.040.314 euro certificati a dicembre 2019 – 55%)

L’asse si pone 4 obiettivi strategici da misurare con 7 indicatori: i dati sono incompleti e ancora negativi in gran parte.

Fermo al 2010 sono l’indice del traffico merci su ferrovia (21,3 t/100abitanti, misura l’obiettivo del potenziamento della modalità ferroviaria a livello nazionale). Tuttavia, nella bozza del Piano Regionale delle Merci e della Logistica aggiornata a luglio 2019 predisposta da Asset, si evidenzierebbe una crescita costante dal 2010 al 2016, individuando un aumento dei treni nelle stazioni Bari-Lamasinata, Foggia-Incoronata, Surbo sebbene una lieve diminuzione a Taranto e Brindisi.

Fermi al 2010 anche il dato sull’inquinamento causato dai mezzi di trasporto (1,3 tonnellate di CO2 da trasporto stradale per abitante, misura l’obiettivo del potenziamento del sistema ferroviario regionale, l’integrazione modale e il miglioramento dei collegamenti multimodali) e le tonnellate di merci in ingresso e uscita in navigazione di cabotaggio sul totale delle modalità (10,4, misura l’obiettivo del miglioramento della competitività del sistema portuale). Per quanto riguarda il primo dei due precedenti dati, anche l’aggiornamento al 2018 su Ispra non promette bene soprattutto per la Provincia di Bari e per la percentuale di emissioni causate dalle automobili. Per quanto riguarda il secondo dato, nella bozza del Piano Regionale delle Merci e della Logistica aggiornata a luglio 2019, predisposta da ASSET è riportato che il contributo del trasporto marittimo al commercio estero pugliese ha toccato il suo picco nel 2011 (61,8%) per poi ridursi drasticamente negli anni immediatamente successivi ed attestarsi intorno al 50% tra il 2014 e il 2016. In totale la merce scambiata dalla Puglia per via mare vale 6,6 miliardi di euro, di cui 3,9 miliardi in import e 2,7 in export, ed un deficit commerciale di 1,3 miliardi. È interessante notare come, mentre il “valore per tonnellata” della merce importata in Puglia (circa 188 euro per tonnellata) è inferiore a quello osservato per il Mezzogiorno (342 euro per tonnellata) e per l’Italia (634 euro per tonnellata), quello della merce esportata (736 euro per tonnellata) è superiore a quanto osservato per il Mezzogiorno (636 euro per tonnellata). 

Fermo al 2013 invece, l’indice di accessibilità (59,03) verso i nodi urbani e logistici ottenuto partendo dalle elaborazioni fatte sui tempi di percorrenza, espressi in minuti, dal centroide di ogni comune alle tre infrastrutture più vicine per ciascuna delle quattro categorie considerate cioè porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, caselli autostradali. 

Aggiornato fino al 2018 ma in calo il grado di soddisfazione del servizio di trasporto ferroviario a livello regionale che passa dal 57,9% del 2016 al 55,4% della media delle persone che si dichiarano soddisfatte del servizio sul totale degli utenti del servizio. Dal 2015 al 2018, cala anche l’indice di utilizzazione del trasporto ferroviario ovvero la percentuale di lavoratori, scolari e studenti di 3 anni e più che utilizzano il treno abitualmente per recarsi a lavoro, asilo o scuola sul totale: dal 6,7% del 2015 si passa al 5,6% del 2018.

Unico dato in crescita nel 2018 è l’utilizzo di mezzi pubblici di trasporto ovvero la percentuale di persone che hanno utilizzato il mezzo di trasporto almeno una volta nell’anno sul totale della popolazione di 14 anni e oltre: si passa dal 25,6% del 205 al 26,3% del 2018.  

 

FSE ASSE VIII – Promuovere la sostenibilità e la qualità dell’occupazione e il sostegno alla mobilità professionale (103.843.706 su 270.909.449 euro certificati a dicembre 2019 – 38,3%)

L’asse si pone 6 obiettivi strategici (rivolti a immigrati, disoccupati di lunga durata, giovani, donne, lavoratori coinvolti in situazioni di crisi e sui servizi al lavoro) e 8 indicatori per misurarne il raggiungimento ma il rapporto di valutazione è vuoto.

Qualche dato sul mercato del lavoro in Puglia è disponibile nel DEFR 2020-2022. Si nota così come il tasso di disoccupazione diminuisce dal 2014 (21,5%) al 16,1% del 2018 e diminuisce anche la percentuale di NEET, raggiungendo il 23,8%, che ha subito un lieve incremento nel 2017.

Nel 2017, pur essendo aumentato il numero di occupati, il valore non ha raggiunto i livelli del 2008 ed è inferiore all’incremento nazionale e del Mezzogiorno: l’occupazione in Puglia aumentata dal 2014 al 2017 appena dello 0,3% mentre nel Mezzogiorno e in Italia aumenta dell’1,2% ed è da attribuire esclusivamente alle donne l’aumento dell’occupazione rispetto al 2016.

Mentre il tasso di occupazione complessivo in Puglia risulta stazionario tra il 2004 e il 2017 (con oscillazioni di 4 punti percentuali tra il massimo – 46,6% del 2008 e il minimo – 42,1% nel 2014, il tasso di occupazione anziana (55-64 anni) aumenta nello stesso periodo di circa 14 punti percentuali mentre si contrae di 9 punti percentuali per le fasce più giovani (15-29 anni). Tuttavia nella fase di leggera ripresa dell’occupazione tra il 2015 e 2016, il tasso di occupazione dei giovani e degli anziani aumentano insieme. 

La distribuzione provinciale degli occupati vede le due province di Bari e Lecce concentrare il 53,3% dell’occupazione regionale. I maggiori tassi di occupazione sono nelle province di Bari (49,3%) e Brindisi (46,16%). In termini di tasso di disoccupazione la Provincia di Foggia è quella con i valori più elevati, seguita da quella di Lecce. Tra il 2016 e il 2017, la disoccupazione aumenta a Foggia e Taranto. Tra il 2012 e il 2018 si registrano cali percentuali in quattro province su sei, con una variazione negativa particolarmente accentuata su Taranto (-11,2%).

Dati e informazioni aggiornate sulla condizione delle imprese in Puglia, sulle esportazioni, sul settore industriale, sui dati relativi alla cassa integrazione, sui tavoli di crisi e sull’occupazione sono disponibili nel report redatto dal Dipartimento dello Sviluppo economico, pubblicato a dicembre 2019. 

Nel terzo trimestre del 2019 in Puglia risultano attive poco più di 327mila imprese, in leggero calo sullo stesso trimestre del 2018. Il numero delle imprese individuali e delle società di persone continua a ridursi, mentre cresce quello delle società di capitali. Un quinto delle imprese pugliesi attive è rappresentato da società di capitali. Nel dettaglio, è il comparto “alimentare, delle bevande e del tabacco”, con 5.200 imprese attive, ad occupare il primo posto, seguito dal “metallurgico” con più di 4.000 imprese e dal “tessile e abbigliamento” con 3.500. Questi tre comparti, da soli, rappresentano il 50% circa delle imprese attive dell’intero settore industriale regionale. Significative anche le percentuali raggiunte dai comparti del “legno, carta e stampa” e, sebbene a distanza, della “gomma e materie plastiche”. Non trascurabile il comparto dei mobili, concentrato in un tipico distretto industriale e geografico. 

Nella Provincia di Lecce, il maggior dato percentuale delle imprese artigiane, giovanili e straniere. A Foggia, quello delle imprese femminili.

Nella valutazione comparata dei distretti industriali operata dal Rapporto Annuale di Intesa Sanpaolo su “Economia e Finanza dei Distretti industriali” (Dicembre 2018), la meccatronica barese, forte dei suoi 12.000 addetti, occupa il tredicesimo posto su scala nazionale e il primo posto nel Sud.

Una rilevazione particolarmente utile per verificare lo stato di salute del lavoro professionalmente qualificato è fornita dallo stato occupazionale dei laureati dopo 1- -3 anni dal conseguimento del titolo. In Puglia solo il 37,1% dei giovani ha trovato un lavoro stabile al termine del triennio preso in considerazione, contro il 62,8 del totale nazionale. 

Nel corso del 2019 su tutto il territorio regionale sono stati gestiti 52 tavoli di crisi, si registra un decremento di 6 tavoli rispetto ai 58 del 2018. I lavoratori coinvolti direttamente nelle crisi ammontano a 10.754 unità. Il territorio con il maggior numero di tavoli è la provincia di Bari con 22 vertenze affrontate, seguito dalla provincia di Taranto in cui si registrano 14 tavoli di crisi. Il dato di quest’ultima provincia non tiene però conto della vertenza ArcelorMittal. Rilevante l’incidenza del segmento Grande Impresa sul totale dei tavoli di crisi del 2019: quasi un tavolo su cinque. 

 

FESR/FSE ASSE IX – Promuovere l’inclusione sociale, la lotta alla povertà e ogni forma di discriminazione  (167.514.710 su 340.210.507 euro certificati a dicembre 2019 per il FESR e 83.876.529 su 170.000.000 euro certificati a dicembre 2019 per il FSE – 49,2 % e 49,3%)

L’asse si pone 8 obiettivi strategici (sulla promozione dell’inclusione sociale, la lotta alla povertà, l’occupabilità, l’economia sociale, l’accesso ai servizi di cura e sociosanitari e il disagio abitativo) e 11 indicatori per misurarne il raggiungimento ma il rapporto di valutazione è vuoto per i primi 5 obiettivi (FESR).

Fermo al 2012, il dato percentuale dei bambini tra 0 e 3 anni che hanno usufruito dei servizi per l’infanzia (4,3%). Dal rapporto BES 2019 inoltre la Puglia è quartultima regione per percentuale di bambini da 0 a 2 anni che hanno usufruito dei servizi comunali per l’infanzia.

Fermo al 2015 il dato percentuale dei beni confiscati e trasferiti al patrimonio dello Stato (46,5%) e al 2016 la percentuale di anziani trattati in assistenza domiciliare socioassistenziale rispetto al totale della popolazione anziana (0.7)

Alcuni dati su povertà e inclusione sociale possono essere tuttavia reperiti nel DEFR 2020-2022: la percentuale di popolazione che vive in condizione di povertà o esclusione sociale passa dal 40,3% del 2014 al 47,8% nel 2015 al 38,2% nel 2017. Rispetto al 2014, nel 2017 aumenta la popolazione a rischio di povertà attestandosi al 26,2% nel 2017 comunque diminuendo rispetto al 2015.

Disponibile il dato percentuale che attesta il calo delle famiglie in condizioni di disagio abitativo al 5,9% nel 2018.

Dal DEFR 2020-2022 è possibile anche estrapolare alcuni dati sulla partecipazione alla formazione continua: persone di 25-64 anni che hanno partecipato ad attività di istruzione e formazione nelle 4 settimane precedenti l’intervista percentuale sul totale delle persone di 25-64 anni. Nel 2018, in Puglia, l’indicatore vale 5,4% dato inferiore a quello nazionale (8,1%) e delle altre ripartizioni; cresce del +0,1% rispetto al 2017. Anche il tasso di partecipazione alle attività di istruzione e formazione per adulti in Puglia è più basso che in Italia e nel Mezzogiorno attestandosi nel 2016 al 31,9%.

Dal rapporto BES 2019 inoltre la Puglia è penultima regione d’Italia per numero di istituzioni non profit nel 2017 e quartultima regione per percentuale di bambini da 0 a 2 anni che hanno usufruito dei servizi comunali per l’infanzia. Il da Il numero dei posti letto per 1000 abitanti (3,7) nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari è più basso della media italiana (6,8) e del Mezzogiorno (3,8) nel 2016, così come la percentuale di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata nel 2018 (1,9 vs 2,5 del Mezzogiorno e 2,7 dell’Italia).

Il numero totale degli alloggi di proprietà delle Agenzie regionali alla data del 31 dicembre 2017 è 53.937, a cui si aggiungono 3.459 alloggi comunali in gestione. Il totale degli alloggi di proprietà dei Comuni risulta essere di 3.835 unità. Dai dati resi dall’Ufficio centrale di statistica del Ministero dell’Interno, valutando la media dei valori espressi nell’ultimo biennio, si deduce che il problema abitativo investe circa 4.000 nuclei familiari soggetti a procedure esecutive di sfratto.

 

FESR/FSE ASSE X – Istruzione (42.658.599 su 76.105.961 euro certificati a dicembre 2019 per il FESR e 186.653.979 su 301.500.000 euro certificati a dicembre 2019 per il FSE – 56% e 61,9%)

L’asse si pone 8 obiettivi strategici (sulla dispersione scolastica, le competenze degli studenti, l’offerta di istruzione e formazione tecnica e professionale, la sicurezza degli ambienti scolastici, la diffusione della società della conoscenza nel mondo della scuola e della formazione) e 8 indicatori per misurarne il raggiungimento ma il rapporto di valutazione è vuoto per i primi 6 obiettivi (FESR).

La quota di edifici scolastici in possesso del documento di valutazione antirischi è stata rilevata solo nel 2012 ed è però pari al 97% mentre il rapporto allievi/nuove tecnologie è di 7,8 ed è stato rilevato solo nel 2014. Per quanto riguarda il primo dato comunque, il Rapporto sulla sicurezza delle scuole del 2018 di Cittadinanzattiva chiarisce come il 22% degli edifici scolastici è dotato di agibilità/abitabilità, il 65% di collaudo statico, il 41% di prevenzione incendi e il 26% di agibilità igienico-sanitaria. 

L’obiettivo della riduzione del fallimento formativo precoce e della dispersione scolastica e formativa da misurare con il dato percentuale dei partecipanti che ottengono una qualifica alla fine della loro partecipazione all’intervento non è misurato ma dal Report del MIUR “La dispersione scolastica nell’anno scolastico 2016/2017 e nel passaggio all’anno scolastico 2017/2018 emergono ottime performance della Puglia sul tasso di abbandono scolastico nelle scuole di primo grado rispetto alla media nazionale. Molto male invece il tasso di abbandono nella scuola secondaria di secondo grado pari al 3,9%, al di sopra della media nazionale del 3,8, anche se comunque al di sotto della percentuale di Campania, Calabria e Sicilia.

Le rilevazioni OCSE Pisa pubblicate nel 2019 attestano purtroppo la Puglia come quinta regione in Italia per percentuale di studenti delle classi II della scuola secondaria di secondo grado che non raggiungono un livello sufficiente di competenza alfabetica e numerica nell’anno scolastico 2017/2018 (41,3% di competenza alfabetica insufficiente e 52,2% di competenza numerica).

 

FSE ASSE XI – Rafforzare la capacità istituzionale delle autorità (9.564.110 su 30.000.000 euro certificati a dicembre 2019 – 31,9%)

L’asse si pone 5 obiettivi strategici (sulla trasparenza e interoperabilità, miglioramento delle prestazioni della pubblica amministrazione, del sistema giudiziario, integrità e legalità nell’azione della PA, attuazione e gestione dei programmi operativi) da misurare con 5 indicatori.

Solo due dei cinque indicatori sono stati rilevati: la giacenza media dei procedimenti civili, nel 2012, a 929 giorni e i progetti e interventi che rispettano i crono-programmi di attuazione e un tracciato unico completo, nel 2013, a 1,7.

La disponibilità di banche dati pubbliche in formato aperto (numero di banche dati pubbliche disponibili in formato aperto in percentuale sulle banche dati pubbliche di un paniere selezionato) è tuttavia disponibile sul sito dell’Agid e risulta del 53,64% per la Puglia nel 2018.

 

FESR ASSE XII – Sviluppo urbano sostenibile dati di valutazione (8.030.294 su 65.000.000 euro certificati a dicembre 2019 – 12,35%)

L’asse si pone 11 obiettivi strategici da misurare con 11 indicatori. 

Fermo al 2015 il dato dei passeggeri trasportati dal TPL nei comuni capoluogo di provincia per abitante, pari a 38,7, con cui si intende misurare il raggiungimento dell’obiettivo strategico dell’aumento della mobilità sostenibile nelle aree urbane. Fermo al 2015 anche il dato percentuale sulle famiglie in condizioni di disagio abitativo (9,1%), con cui si monitora l’obiettivo di ridurne il numero.

Fermo al 2016 è il dato del consumo di energia elettrica della PA per ULA che purtroppo come abbiamo visto è in aumento dal 2014.

Fermi al 2017, e già visti in precedenza, il dato della popolazione esposta a rischio frane, l’indicatore dello stato di qualità dei corpi idrici, il tasso di turisticità nei parchi nazionali e regionali e quello sui siti contaminati con procedimento amministrativo concluso rispetto al totale dei siti oggetto di procedimento di bonifica. 

Maggiori informazioni in merito ai siti contaminati e alle procedure di bonifica possono essere dedotte dagli elaborati del Piano di gestione dei rifiuti urbani adottato dalla Giunta nel 2018: i siti censiti in tutto in Anagrafe sono 512 (138 discariche, 198 punti vendita carburante, 22 sinistri, 46 siti interessati da deposito incontrollato di rifiuti o perdite di sostanze inquinanti e 108 siti industriali) di cui 156 non contaminati, 186 potenzialmente contaminati e 158 contaminati.

Il numero di beni sequestrati e confiscati (immobili) restituiti alla collettività, sebbene non pubblicato sul sito regionale è rinvenibile dalla Relazione sull’attività svolta – Biennio 2017-2018 dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) pubblicata a Dicembre 2018. Sono 1436.

 

FESR ASSE XIII – Assistenza tecnica (68.582.800 su 112.338.789 euro certificati a dicembre 2019 – 61%)

Il raggiungimento dell’obiettivo si misura con 4 indicatori: il grado di raggiungimento dei target di spesa annui, il grado di diffusione della conoscenza sulle opportunità offerte dal POR da parte della popolazione regionale, il tempo medio per l’approvazione e quello di aggiudicazione di un progetto. Nessuno di questi risulta rilevato in nessun modo.

Tuttavia, l’Agenzia per la coesione territoriale ha reso pubblici i dati sul raggiungimento dei target di spesa (N+3) al 31 dicembre 2018 dei 51 programmi operativi della politica di coesione 2014-2020. Il Programma Operativo POR Puglia FESR – FSE 2014/2020 ha raggiunto e superato il target di spesa previsto a dicembre 2019, certificando alla Commissione Europea una spesa pari a 1.922.268.212 euro (totale quota pubblica), di cui 1.538.329.888 euro a valere sul FESR e 383.938.325 euro sul FSE (rispetto all’obiettivo previsto per evitare il disimpegno delle risorse la spesa certificata è risultata superiore di oltre 80 milioni di euro).